Massa Il Castello domina dall'alto di un colle
roccioso l'estesa area pianeggiante sottostante dove si trova la città di Massa,
inizialmente nota come “Massa Lunense” quando era sotto l’influenza della più
potente città costiera di Luni la cui decadenza consegnò in seguito alla città
di Massa il ruolo di centro di maggior influenza della Lunigiana per la sua
posizione strategica al fine di controllare la costa e le vicine vie di
comunicazione. Fu poi conosciuta come “Massa del Marchese” dal titolo dei suoi
signori, i marchesi Malaspina, “Massa Cyba” dal nome dei loro successori, i
principi Cybo, e infine “Massa Ducale” dopo la sua annessione al ducato di
Modena. Siamo a conoscenza di Massa come curtis fortificata della famiglia di
origine Longobarda degli Obertenghi ed in un diploma datato 1164 troviamo la
prima traccia scritta dell'esistenza di fortificazioni sul colle: sul documento
è attestata l’investitura di Obizzo Malaspina come signore del castello da parte
dell'imperatore Federico Barbarossa. Il castello ha subito nel corso dei secoli
invasioni, distruzioni e rimaneggiamenti in quanto l’area fu oggetto di continue
contese fra Lucchesi, Pisani, Fiorentini ed i Visconti di Milano. Fra i signori
di Massa vi fu anche nel 1315 Castruccio Castracani, signore di Lucca al quale
si deve la ricostruzione del nucleo più antico del castello: il mastio. Dal 1441
signore di Massa divenne Antonio Alberico Malaspina marchese di Fosdinovo la cui
famiglia rimase padrona di tutta la Lunigiana per più di un secolo, ma per la
mancanza di eredi maschi ed il matrimonio di Ricciarda Malaspina con il nobile
genovese Lorenzo Cybo le due casate si unirono fonfando la casata dei
Cybo-Malaspina e dal 1553 il nuovo marchese fu Alberigo Cybo, il primogenito
nato da questo matrimonio. Il castello fu utilizzato dalle nobili famiglie come
residenza reale e per questo fu edificato un sontuoso palazzo strettamente
connesso al nucleo medievale. Dalla metà del XVII secolo il castello divenne
centro di un imponente sistema difensivo costiero e per questa funzione venne
costruita la possente cinta bastionata con la doppia fila di troniere e varie
postazioni di artiglieria che racchiude sia il mastio che il palazzo. Dall’unità
d’Italia fino alla seconda guerra mondiale il castello fu adibito principalmente
a carcere. Come già detto, nel castello sono individuabili tre parti principali:
la possente cinta muraria bastionata, il mastio trecentesco ed il palazzo
residenza dei marchesi. Entrando dall'esterno non possiamo fare a meno di
ammirare la massiccia cortina muraria costellata di cannoniere e dotata di
bastioni alle due estremità nord e sud. Camminamenti e le troniere furono
costruiti sopraelevando la preesistente cinta merlata, mentre i baluardi furono
edificati agli inizi del 1600. L'accesso complesso fortificato gode di un’ottima
difesa con un barbacane, feritoie, cancello in ferro e anche di ponte levatoio
che ci immette nel primo cortile dove convergono i cannoni di un bastione. Una
rampa interrotta da un fossato con ponte levatoio conduce all'ingresso
principale, difeso anch’esso da troniere e da una bertesca in muratura, con un
bell’arco marmoreo sul quale ancora oggi campeggia lo stemma dei Malaspina. Da
qui si accede al secondo cortile, detto “delle cannoniere”, che è collegato agli
spalti della cortina muraria bastionata e sovrastato a monte da
un'impressionante roccia sulla quale sorge il mastio trecentesco. Un fossato
scavato nella roccia separava questo dal terzo cortile di forma trapezoidale
dove si trova la residenza dei marchesi. Il palazzo, di forma irregolare,
presenta decorazioni pittoriche risalenti ai restauri del primo dopoguerra,
riproposte sull'analisi di frammenti pittorici originali della facciata
meridionale. Entrando nel cortile è collocata sulla destra una porta che dà
accesso ad un ambiente voltato: si tratta di alcuni vani che ruotano attorno ad
un grande pilastro marmoreo composto da grossi conci di marmo bianco e bardiglio
a filari alterni che appartiene ad un palazzo sostituito alla fine del XIV
secolo da un edificio a base poligonale che fu pesantemente modificato nei
secoli successivi. Nell'altra ala del palazzo sono stati ricavati dalla roccia
quattro vani sotterranei dei quali uno ospitava il forno. Nei tre vani rimanenti
erano ricavate le cantine che ospitavano tini adoperati come contenitori per
sale e farina di grano, botti, barili, vasi in terracotta e in marmo per la
conservazione dell'olio. La vita mondana dei marchesi si svolgeva in gran parte
nelle sale al pian terreno dell’ala meridionale dove un ampio salone con un
grande caminetto era destinato a feste e ricevimenti. Il ricco arredo della sala
era composto da scrigni dorati, mobili riccamente intarsiati, una tavola di
pioppo coperta con tovaglia in cuoio dorato, sontuosi tendaggi, due mappamondi
coperti con tela turchina ed il documentato “quadro di noce da giocare a
scacchi". Da qui si accede a tre vani affrescati: una piccola cappella a pianta
trapezoidale e due sale di rappresentanza. Gli affreschi della cappella,
attribuiti al pittore Bernardino del Castelletto, risalgono alla fine del secolo
XV e raffigurano la "Nascita di Cristo", mentre la sala adiacente, detta “Sala
della Spina”, raffigura nelle murature perimetrali un paesaggio nel quale si
scorgono in lontananza Firenze e Genova, centri del potere attorno ai quali
graviterà la politica dei Malaspina. L'altra sala è denominata nei documenti
storici "Camera Picta" in quanto riporta una decorazione pittorica "a
grottesca", mentre geometrie policrome nella volta compongono un motivo a
"scaglie di pesce". Entrambe le sale erano adoperate in occasioni ufficiali ed
incontri formali come, ad esempio, i rogiti notarili. Le camere da letto dei
feudatari e degli ospiti erano collocate al primo piano dell'ala nord dove gli
ampi vani adiacenti erano in diretta comunicazione tra loro. La camera
principale si crede fosse la seconda procedendo da nord a sud in quanto era
l'unica dotata di servizi igienici e di almeno tre uscite: una ordinaria rivolta
sul corridoio, una secondaria che conduceva alle scale principali, ed una di
emergenza che conduceva direttamente all'esterno del palazzo. Tutte le ricche
camere erano dotate di più lettiere provviste di colonne, numerose coperte e
copriletto in lana e seta, velluto ricamato in argento, damaschi e broccati
d'oro e d'argento. Vi erano poi vasi d'alabastro, cassetti porta profumo in
legno pregiato e avorio, maioliche, caraffe in cristallo, contenitori a forma di
fiasco rivestiti di seta, candelieri in ferro e ottone e, ovunque, immagini
sacre. I colori dominanti erano il rosso, il giallo, il crèmisi, il turchino e
soprattutto gli ori e gli argenti. Al secondo piano dell'ala meridionale c’è un
grande salone analogo a quello del piano terra al fianco del quale si trovano,
ad un livello leggermente inferiore, vani facenti parte dell'antico palazzo,
presumibilmente quattrocentesco, inglobato nell'attuale residenza cinquecentesca
che venne privata, in seguito alla costruzione del baluardo del 1603, della
facciata principale rivolta verso il mare e di alcune sale. Interessante notare
come negli intonaci di queste stanze siano presenti iscrizioni di detenuti già a
partire dalla seconda metà del secolo XVI. Dal salone è possibile accedere al
secondo piano dell'ala orientale dove si trovano alcune camere da letto
secondarie contraddistinte da pregevoli volte che danno accesso ad un lungo
corridoio loggiato. Attraversando una stanza posta al termine del corridoio in
direzione nord, era possibile uscire dal palazzo e accedere, tramite un ponte
levatoio, alla parte propriamente militare del castello: il mastio trecentesco
che costituiva l’ultima difesa per i marchesi ed al quale nessuno tranne la
guarnigione poteva accedere in tempo di pace. Da ricordare una particolarità che
rende questa fortificazione quasi unica: anziché costruire in elevato una solida
struttura, i progettisti preferirono modellare la pietra asportando masse
rocciose e creando artificialmente pareti verticali di roccia. La soluzione
scelta conferisce una straordinaria resistenza alla struttura, in grado di
sopportare qualsiasi tiro di artiglierie nemiche. La massa monolitica del mastio
è quindi modificata grazie all'esperienza dei cavatori, abituati ad asportare
dalla montagna enormi blocchi di marmo. Come ricorda una lapide infissa nella
parete rocciosa rivolta a mare, la rocca subì sostanziali modificazioni nei
secoli: venne per esempio modificata l'area sommitale della struttura che aveva
ospitato l’antico castello medievale del quale rimangono ancora una piccola
cisterna ed il basamento di una torre medievale che compare nelle antiche
raffigurazioni del castello. Le armi presenti nella rocca sono documentate da un
inventario del 1578: un cannone di grande potenza, detto "el Sole", un mezzo
cannone, un sagro e tre falconetti (detti anche mezzi sagri). All'interno del
mastio si trovava il corpo di guardia e vicino ad esso risiedeva il
luogotenente.
All'interno la rocca venne realizzato il deposito delle
munizioni in diretta comunicazione con una soprastante piattaforma. Tra le
abitazioni, adoperate come alloggi dai militari, si evidenzia un piccolo
campanile che sorregge una campana in bronzo fatta fondere nel 1454 per
iniziativa di Iacopo Malaspina, al quale si devono le prime trasformazioni
residenziali del castello di Massa. Sulla sommità delle mura e dei camminameti
di ronda del mastio è ancora intatta la merlatura ghibellina tipica dei castelli
malaspiniani. Il castello Malaspina di Massa, oltre ad essere uno dei più vasti
complessi fortificati Toscani può essere considerato un museo delle varie fasi
di sviluppo dell'architettura fortificata che qui sono in particolar modo bene
identificabili. Il complesso è stato riaperto al pubblico dopo anni di restauri,
la visita è a pagamento durante i fine settimana ed il periodo estivo.
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